Storia

Il Porto di Trieste, nell’immaginario collettivo, è legato alla fama internazionale raggiunta nel primo decennio del XIX secolo in qualità di primo porto dell’impero Austro-Ungarico, quando giunse ad essere il 7° porto del mondo ed il 2° porto del Mediterraneo dopo Marsiglia, per movimentazione di merci. Questa favorevole circostanza trovò origine agli inizi del XVIII secolo in seguito all’emanazione della “Patente di Porto Franco” da parte dell’imperatore Carlo VI d’Austria. Da allora e fino ad oggi il regime di porto franco è rimasto prerogativa e caratteristica peculiare del Porto di Trieste.

Nella seconda metà del XIX secolo lo scalo triestino, grazie al collegamento ferroviario con Vienna, assunse una prevalente funzione di transito, che spinse le autorità asburgiche a dare il via al primo grande piano di ampliamento delle strutture portuali: tra il 1868 e il 1883, su progetto di Paul Talabot, venne quindi realizzato il complesso oggi noto come Porto Vecchio.

Come risposta al fiorire dei traffici con il Medio ed Estremo Oriente, favorito dall’apertura nel 1869 del canale di Suez, si rese presto necessaria un’ulteriore espansione degli impianti del porto. Avviato agli albori del ’900, questo progetto venne completato in gran parte solo negli anni ’20 e ’30 del XIX secolo dopo il ritorno di Trieste all’Italia: nacque così il Porto Nuovo.

Superate le distruzioni della seconda Guerra mondiale, che ne aveva dimezzato la capacità operativa, il porto riemerse nel suo sviluppo adattandosi alle mutate condizioni geopolitiche.

Un salto di qualità nel volume dei traffici venne compiuto alla fine degli anni ’60, con l’apertura dell’oleodotto transalpino, e agli inizi degli anni ’70, con il completamento del terminal contenitori.

In seguito il porto si arricchì di nuove infrastrutture funzionali alle esigenze della moderna logistica, quali il terminal multifunzionale nel Porto Vecchio e il terminal per navi Ro-Ro/ferry di Riva Traiana.

L’inizio del nuovo secolo registrò, anno dopo anno, un forte sviluppo dei servizi ferroviari intermodali, da una parte, e dei traffici passeggeri e del turismo legato al mare (diporto e crociere) dall’altra. Questo profilo complesso, fatto di sedimentazione storica, competenze tecniche e risorse materiali, rappresenta il punto di forza su cui oggi il porto di Trieste può contare per recuperare pienamente il suo ruolo tradizionale di centralità nello spazio economico europeo e mediterraneo.

CANTIERI E NAUTICA
La storia della cantieristica triestina si identifica con quella dell’Arsenale San Marco – sorto nel 1853 – e si sviluppa con continuità dall’epoca del Lloyd Austriaco fino a tempi recenti. Dopo una fase di transizione, oggi l’attività è nuovamente in pieno sviluppo nei settori della riparazione e manutenzione di navi. Accanto a strutture cantieristiche minori, che servono in particolare la nautica da diporto, esistono nel Porto di Trieste quattro grandi bacini di carenaggio di cui due di proprietà della Ocean S.r.l. e due in concessione alla Fincantieri S.p.a., che mantiene a Trieste anche il Centro direzionale dove vengono progettate le navi da crociera costruite nei cantieri di Monfalcone.

LA RIVITALIZZAZIONE DEL PUNTO FRANCO VECCHIO E DELLE RIVE
Trieste, per la sua storia, è una città dalla chiara vocazione cosmopolita, che si pone come luogo d’incontro privilegiato tra Oriente e Occidente non solo sul piano dei commerci, ma anche per la politica, la cultura e la scienza.
La città, già sede di prestigiosi istituti di livello internazionale, mira a potenziare le sue funzioni terziarie, direzionali e finanziarie, nonché le attività di ricerca e sviluppo di tecnologie innovative e aspira a una crescita turistica, particolarmente nei segmenti più legati al mare. Porto e turismo rappresentano a Trieste un binomio inscindibile: da un lato la nautica da diporto, che vanta una lunga tradizione con la classica regata della Barcolana e l’ampia dotazione di strutture (più di 3.000 posti barca), dall’altro il settore crocieristico, che sta conoscendo una fase decisiva di sviluppo. In questo contesto si inserisce il piano di sviluppo del più antico dei punti franchi, il Punto Franco Vecchio, che ha ottenuto l’iscrizione nella lista UNESCO del Patrimonio dell’Umanità in quanto esempio unico di archeologia industriale. Si estende su una superficie di oltre 65 ettari sulla quale coesistono un moderno terminal per merci varie (Adria Terminal), due bacini da sviluppare per la nautica da diporto, una centrale idrodinamica che per cento anni ha azionato gru e montacarichi del Porto Vecchio, nonché numerosi magazzini storici a vocazione direzionale, museale, turistico-ricreativa e ricettiva.

IL MAGAZZINO 26
Con 30.000 metri quadrati di superficie ed una lunghezza di 244 metri, il Magazzino 26 è il più grande di tutti gli edifici del Porto Vecchio. Ha uno straordinario valore storico e architettonico, testimonianza sia della Trieste asburgica sia della Trieste culturalmente ed architettonicamente proiettata verso il futuro.
In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il Magazzino 26 ha ospitato il Padiglione Friuli Venezia Giulia della 54.a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
L’edificio è diviso in dodici settori principali e si articola su cinque livelli: un piano sotterraneo ad uso cantina, un pianterreno e tre piani superiori. La pianta è rettangolare ed è composta da autonomi corpi di fabbrica intercalati da balconate coperte (gallerie).